lunedì 4 gennaio 2010

Visualizzare la neve per rallentare il ritmo e combattere l'ansia


-La Neve (versione originale)

-La Neve II (versione con variante)


Qui a Fontaneto oggi il cielo promette altra neve, e come al solito mi sento emozionata come una bambina in attesa della notte di Natale. 

Ho sempre trovato affascinante l'atmosfera quasi onirica che trasforma ogni paesaggio durante le nevicate. Anche il dopo è pittoresco, ma durante la nevicata un silenzio quasi irreale permea tutto l'ambiente circostante, e lo stesso clima si fa più gradevole (la temperatura si alza leggermente, l'umidità si abbassa): sembra quasi che il mondo intero si voglia prendere una pausa dal rigido freddo umido delle nostre parti e dal tran tran della vita quotidiana, dai pensieri e dalle preoccupazioni. Il tempo sembra fermarsi, e se non si ferma, perlomeno la neve sembra esortare l'universo a rallentare.

E' da queste sensazioni che l'anno scorso, in un altro periodo di grandi nevicate, aveva preso spunto la mia visualizzazione.

Il luogo in cui operiamo dev'essere abbastanza silenzioso e intimo.


La neve


A occhi chiusi immaginiamo di percorrere un sentiero fra i campi durante una nevicata. Ha nevicato durante la notte e sta nevicando ancora adesso.

Ci guardiamo intorno e vediamo come il paesaggio ci appare improvvisamente trasformato dal giorno prima: gli spazi e le distanze fra gli alberi e le case sembrano mutati, le sagome dei rami e degli arbusti si stagliano scuri e sottili in mezzo a tutto questo biancore. Ovattato è il suono dei nostri scarponi che affondano nella neve farinosa, ovattati sono i tonfi dei blocchi di neve che cadono dalle grondaie e dai rami, ovattati sono persino i latrati dei cani in qualche cascina lontana, o il richiamo di una poiana che vola in cerchio sui campi.  

Alziamo la faccia verso l'alto, e tiriamo fuori la lingua per catturare i fiocchi che, voluminosi e calmi, girando intorno intorno, scendono lentamente da quell'impenetrabile distesa di un color grigio metallico che è il cielo.

  Continuiamo a camminare fino a perderci. Non ci sono più case né latrati, ma solo boschi e radure innevate. Ora tutto è silenzio. Non sappiamo che ora è, perchè le ore in una giornata di neve hanno tutte la stessa luce. Vogliamo riposarci.

Arriviamo in un prato dove un ruscello ormai ghiacciato sembra adagiato sul terreno, immobile, come un nastro lucente posato sul terreno accidentato, e non fa più alcun rumore. Ci stendiamo lì vicino, nella distesa morbida invitante. Ci sentiamo sempre più rilassati, anche il nostro cuore rallenta, e forse anch'esso si fermerà. Poco c'importa.

Continuiamo a osservare il cielo immobile. Tutto è immobile, soltanto i grossi fiocchi continuano a vorticare. Guardiamo il vortice, guardiamo i fiocchi girare intorno a sé stessi, come in una spirale. Con la loro leggera consistenza li vediamo formare una coltre sempre più spessa che copre il mondo intero. Copre, rallenta, ferma. Ferma le ansie, ferma i sospetti, ferma le invidie, ferma le rabbie, ferma i turbamenti, ferma i dolori. Perdiamo la cognizione del tempo. Diventiamo tutt'uno con il resto di questo nuovo mondo innevato, silenzioso e immoto.

Restiamo in questo stato per un po' di tempo.

Un rumore ci sveglia. Un leggero rumore di acqua che scorre. E' il ruscello che ha ricominciato a camminare. Sentiamo un calore che pian piano risveglia le nostre membra, una ad una. Sentiamo di nuovo il sangue che lentamente ricomincia a fluire nelle nostre vene. Quando riapriamo gli occhi, il sole accecante nel cielo azzurrissimo di una giornata di vento ci abbaglia lo sguardo, ma ci dà un'energia nuova. La neve che ci ricopriva interamente si è quasi sciolta del tutto, e insieme a lei si sono sciolti i dolori, i turbamenti, le rabbie, le invidie, i sospetti, le ansie... e se ne sono andati, scorrendo via insieme all'acqua del ruscello.

Ci alziamo un po' goffi, ci stiracchiamo e ci incamminiamo in questa fredda, assolata, splendida giornata d'inverno.


Questa, con qualche piccola variazione, è la versione che scrissi all'inizio. Il mio amico Cordelo di Quart la lesse e la apprezzò molto, ma mi fece notare che, a metà circa della visualizzazione, l'utilizzo di figure come "perderci", "non sappiamo che ora è" e del "cuore che si fermerà" per chi soffre del dramma del controllo avrebbe potuto essere ansiogeno.

Forse perchè sono una che ama perdersi, forse perchè personalmente ho bisogno di visualizzazioni estreme per mutare il mio stato psicologico, un po' mi dispiaceva cambiare la mia versione originale... Però mi rendo conto che certe persone potrebbero trovare tutt'altro che rilassanti le immagini che ho proposto in quel punto (quello che ho scritto in corsivo). Perciò, per evitare interruzioni durante la visualizzazione, ve la ripropongo per intero con la variazione che propose lui. Scegliete quella che più fa al caso vostro.


La neve


A occhi chiusi immaginiamo di percorrere un sentiero fra i campi durante una nevicata. Ha nevicato durante la notte e sta nevicando ancora adesso.

Ci guardiamo intorno e vediamo come il paesaggio ci appare improvvisamente trasformato dal giorno prima: gli spazi e le distanze fra gli alberi e le case sembrano mutati, le sagome dei rami e degli arbusti si stagliano scuri e sottili in mezzo a tutto questo biancore. Ovattato è il suono dei nostri scarponi che affondano nella neve farinosa, ovattati sono i tonfi dei blocchi di neve che cadono dalle grondaie e dai rami, ovattati sono persino i latrati dei cani in qualche cascina lontana, o il richiamo di una poiana che vola in cerchio sui campi.  

Alziamo la faccia verso l'alto, e tiriamo fuori la lingua per catturare i fiocchi che, voluminosi e calmi, girando intorno intorno, scendono lentamente da quell'impenetrabile distesa di un color grigio metallico che è il cielo.

 

Continuiamo a camminare fino ad abbandonarci ed essere tutt'uno con il paesaggio. Non ci sono più case né latrati, ma solo boschi e radure innevate in cui tutto è silenzio. Poco importa sapere che ora sia, le ore in una giornata di neve hanno tutte la stessa luce e lo stesso ritmo rallentato. Pian piano ci abbandoniamo alla bellezza che ci circonda, arriviamo in un prato dove un ruscello ghiacciato sembra giacere lì immobile, e non fa più alcun rumore. Ci fermiamo lì vicino, siamo sempre più rilassati, anche il nostro cuore rallenta, fino ad un battito 
impercettibile.

Continuiamo a osservare il cielo immobile. Tutto è immobile, soltanto i grossi fiocchi continuano a vorticare. Guardiamo il vortice, guardiamo i fiocchi girare intorno a sé stessi, come in una spirale. Con la loro leggera consistenza li vediamo formare una coltre sempre più spessa che copre il mondo intero. Copre, rallenta, ferma. Ferma le ansie, ferma i sospetti, ferma le invidie, ferma le rabbie, ferma i turbamenti, ferma i dolori. Perdiamo la cognizione del tempo, diventiamo tutt'uno con il resto di questo nuovo mondo innevato, silenzioso e immoto.

Restiamo in questo stato per un po' di tempo.

Un rumore ci sveglia. Un leggero rumore di acqua che scorre. E' il ruscello che ha ricominciato a camminare. Sentiamo un calore che pian piano risveglia le nostre membra, una ad una. Sentiamo di nuovo il sangue che lentamente ricomincia a fluire nelle nostre vene. Quando riapriamo gli occhi, il sole accecante nel cielo azzurrissimo di una giornata di vento ci abbaglia lo sguardo, ma ci dà un'energia nuova. La neve che ci ricopriva interamente si è quasi sciolta del tutto, e insieme a lei si sono sciolti i dolori, i turbamenti, le rabbie, le invidie, i sospetti, le ansie... e se ne sono andati, scorrendo via insieme all'acqua del ruscello.

Ci alziamo un po' goffi, ci stiracchiamo e ci incamminiamo in questa fredda, assolata, splendida giornata d'inverno.





La prima immagine di questo post è di Talba, scaricata da Flickr, e s'intitola "Ski tracks - Le piste degli sci". Tutte le altre immagini, dalla seconda in poi, provengono da Picasa. La seconda è di Igor Mapelli e s'intitola "Prima sciata a Cogne". La terza è di Lorenzo, ed è taggata"Neve, dicembre 2009". La quarta è di Anna8 ed è taggata "Neve". La quinta è di Cristiano ed è taggata "Neve". La sesta è di Pettorino ed è taggata "Vipiteno". L'ultima è di Gunther78, ed è taggata "Winter 2009 (9)".

8 commenti:

  1. Soffio di Vento7 gennaio 2010 21:50

    Complimenti per il modo in cui hai scritto il tutto.
    Se devo essere sincera, io preferisco la prima versione. Il fatto di perdersi nell'immensità del tutto, diventare tutt'uno con ciò che ci circonda, e in questo caso che ci ricopre, è più chiaro con quelle espressioni omesse successivamente.
    Sarà che sono più affini al mio animo!
    Comunque, mi piace molto questa visualizzazione... Davvero.
    Anche se per noi del Sud è un po' un problema... Non nevica mai qui! Difficile immaginarselo! ;)

    Ps: Il solo leggerla mi ha lasciato una piacevole sensazione. Grazie!

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  2. Con le parole che usi per raccontare,ogni volta mi rapisci e mi porti insieme a te nei tuoi viaggi.....Dovevi fare la scrittrice,no l'operaia.

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  3. Sei stata brava a descrivere la magia della neve. Nei tuoi racconti il motivo del sogno ritorna sempre e rapisce.

    Talba

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  4. Grazie, grazie davvero per aver scritto le vostre impressioni!
    L'essere riuscita a rapirvi, a portarvi via con me... mi incoraggia, e mi fa venir voglia di ricominciare a scrivere!

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  5. Arcana sei bravissima, mi coinvolgi ogni volta!

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  6. Sei bravissima!
    Sono capitata qui per caso non so nemmeno più cosa stavo cercando su google...
    Ma ora scopro che sei anche del mio paese..il paese di cui parli non è Fontanetto vero? E' proprio quello con una sola "t"??
    Ha ragione chi ti dice che dovevi fare la scrittrice.

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  7. Grazie davvero!!!
    Sì, il paese dove vivo è Fontaneto d'Agogna...

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  8. Allora siamo compaesane.
    Io ho solo il piacere della lettura... sono negata nello scrivere..

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